La lotta è nata con l'uomo. Già nella preistoria non è fantasia pensare che gli uomini delle caverne lottassero fra loro, non per scopi sportivi ovviamente, ma per il possesso di una preda, di una caverna o di una femmina.
Cercare le origini della lotta sarebbe sicuramente impresa ardua. Il cosiddetto “fare alle braccia” era impresa agonistica istintiva e pertanto antichissima, eternata da reperti della civiltà sumerica, 5000 anni fa. Nei Giochi Olimpici dell’antichità, la lotta fu introdotta nel 708 avanti Cristo: nella sedicesima Olimpiade venne affiancata alla corsa insieme al pentatlon. “I lottatori greci e romani conoscevano tutte le prese e tutte le schivate a noi note oggi: persino il “ponte” veniva praticato.
La lotta veniva iniziata in piedi, non era necessario far toccare all’avversario il terreno con le due spalle per ottenere la vittoria ma occorreva che il rivale fosse gettato a terra tre volte perché si dichiarasse vinto.” Le gare erano ad eliminazione diretta: chi vinceva tutti gli incontri era definito “anefedro”, ma il titolo più ambito era quello di “aconita” attribuito a chi trionfava per rinuncia dell’avversario che riconosceva la propria inferiorità prima di combattere.
La lotta moderna fu praticamente rilanciata da atleti professionisti che godevano di larga popolarità nella seconda metà del XIX secolo e nella prima metà del XX. Fra questi vanno ricordati anche gli Italiani Basilio Bartoletti ( gli viene attribuita la creazione del termine “lotta greco-romana”), Pietro Dalmasso e, soprattutto, i fratelli Emilio, Massimo e Giovanni Raichevich. Quest’ultimo, con innumerevoli successi conseguiti in una carriera ventennale ai massimi livelli mondiali, è diventato sinonimo di lotta, campione invincibile che si tramuta in leggenda anche per il suo patriottico irredentismo. Triestino di padre dalmata e madre veneziana; cittadino austriaco per nascita ma italianissimo per sangue e sentimenti, Raichevich emigra clandestinamente per non prestare servizio con l’Impero. E’ l’anno 1903: raggiunge Ancona nascosto nella stiva di una nave mercantile, verrà condannato a morte dagli austro-ungarici.
La lotta viene praticata nei due stili olimpici della greco-romana e dello stile libero, aperto anche alle donne. Con l’introduzione della lotta femminile nel programma olimpico, sono state variate le categorie di peso, che attualmente sono per gli uomini quelle dei 55, 60, 66, 74, 84, 96 e 120 chilogrammi; per le donne dei 48, 55, 63 e 72 chilogrammi.